Totally addicted

Gli onigiri mi hanno sempre incuriosito, fin da piccolo: guardando i cartoni animati alla tv ogni volta mi chiedevo che cosa potessero essere quei panetti bianchi triangolari con la striscia nera che si mangiavano con gran gusto…

10 minuti dopo aver messo piede in Atsugi, appena sceso dal treno, e’ stata la prima cosa che ho comprato insieme alla focaccia di fagioli rossi.
Come potete vedere dalla foto, ci si trova davanti ad un’infinita’ di gusti, che corrispondono principalmente al piccolo ripieno all’interno.
Nel mio primo acquisto ero stato fortunatamente consigliato da Takako, la quale mi ha saggiamente diretto verso il tonno e maionese (gusto standard e non rischioso), causandomi un amore a prima vista per queste polpette di riso.

Nel mese successivo ho provato piu’ volte a ritrovare il tonno: non consoscendone ancora il nome e il kanji, mi avventuravo piu’ o meno arditamente verso i nomi che mi sembravano piu’ promettenti, trovando cose assurde come le uova di delfino, la prugna in salamoia con tanto di osso (si, le famose prugne di Suppaman di Arale!) e il gamberetti con maionese..

Inoltre, io li compravo la sera tornato dal lavoro e questo, come spieghero’, e’ fonte di enormi guai…
Alla fine del mio peregrinare ho infatti scoperto che:

  • MAI e dico mai comprare gli onigiri nel supermercato vicino a casa: la sera rimangono solo 2 tipi di onigiri e, ovviamente, sono quelli che non piacciono ai giapponesi…

  • se proprio vanno comprati la sera, vanno comprati la sera tardi, quando nei negozi aperti 24/7 iniziano a riempire gli scaffali per il giorno dopo.

  • diffidare dai Kanji!! Piu’ un nome e’ complicato, piu’ il contenuto sara’ cattivo, prediligere nomi semplici e facili da leggere, magari senza kanji e solo con gli alfabeti fonetici… (occhio che le prugne sono un’eccezione: si scrive ume うめ ed e’ insidiosamente semplice da leggere…)

  • l’onigiri va aperto secondo le istruzioni numerate sulla confezione. Per fortuna io sono stato istruito fin dal primo giorno, Yanis, il ragazzo greco, ha passato 6 mesi a inveire contro il modello triangolare perche’ si ritrovava con l’alga in una mano e il riso dall’altra, e si era convinto che lo si dovesse preparare da soli.. Inutile dirvi che l’altro giorno quando glielo ho spiegato tornando dal dojo si sia precipitato a comprarli..

Sto inoltre iniziando ad apprezzare il tipo rotondo che vedete nel secondo scaffale: non ha il ripieno, ma il tonno e’ mischiato insieme ai chicchi…

Abbiamo anche imparato a farli da soli e ci stiamo informando per portarci un bollitore per il riso a casa :)





  • Creative Commons License